Suor Gesualda

(Adelaide Sardi)

La Scrittrice

 

 

Adelaide Sardi (1879-1930) nacque a Lucca il 16 luglio 1879, dal conte Cesare Sardi e da Clementina dei conti Martelli di Firenze. Vivace ed intraprendente Adelaide entrò in uno dei più esclusivi collegi fiorentini, detto della Quiete, presso le Suore Montalve.

 

Tornata a casa, secondo lo stile in voga nelle famiglie benestanti, perfezionò la sua conoscenza delle lingue, insieme allo studio della musica e della pittura. Nella casa paterna la raggiunsero diverse proposte di matrimonio che furono l’una dopo l’altra rifiutate, manifestando ai genitori la sua intenzione di orientarsi verso una consacrazione religiosa.

 

Dopo matura riflessione chiese di fare un ritiro presso il Carmelo di S. Maria degli Angeli. Risolte positivamente tutte le perplessità, vi entrò nel giugno 1902, vivendo il 23 aprile del 1903 la sua vestizione e l’inizio del postulandato, prendendo il nome di Suor Gesualda Maddalena Eletta dello Spirito Santo.

 

 

La Storia di un'Anima di Teresa di Lisieux - 1910

prima traduzione italiana e la Vita di S. Teresina (1927)

realizzate di Suor Gesualda

 

Al centro Adelaide Sardi (suor Gesualda). A destra Virginia Sardi (suor Teresina)
Al centro Adelaide Sardi (suor Gesualda). A destra Virginia Sardi (suor Teresina)

Al Carmelo

 

Nel pieno dell’anno centenario della morte di S. Maria Maddalena de' Pazzi, nel novembre 1907, si trovò a passare dal Carmelo di Firenze, il card. Mercier, che chiese di poter corrispondere con una delle carmelitane. La priora del tempo, Madre Luisa Giuseppa, decise che sarebbe stata una delle monache che stavano per emettere la loro professione solenne a svolgere tale compito, e tra le tre, fu prescelta suor Gesualda.

 

Da quel momento prese avvio una corrispondenza segnata da profonda stima e reciproco aiuto.

Nello stesso 1906, aveva visto la luce la prima opera su S. Maddalena, richiesta dai superiori alla penna di suor Gesualda. Ella che era stata presto incaricata della cura dell’archivio di S. Maddalena, profuse la sua dedizione e ne venne fuori un testo che ebbe grande successo, secondo i gusti e le esigenze del tempo.

 

Così, da allora in poi, insieme ai tradizionali uffici monastici di vice-maestra delle novizie, maestra delle converse, infermiera, tessitrice, responsabile del canto gregoriano (severa ed esigente, dicevano le sorelle), affiancò un vero ministero di formazione spirituale di fratelli e sorelle attraverso lo studio personale e gli scritti, sia traduzioni che vere e proprie produzioni originali.

 

 

I Ricordi di Elisabetta della Trinità

e altre traduzioni traduzione di Suor Gesualda

1913-1930

 

Card. J. Mercier
Card. J. Mercier

I contatti internazionali

 

La sua autonomia nelle lingue la portava, anche in dialogo con il card. Mercier, a conoscere in anteprima i migliori testi di spiritualità che si pubblicavano in Francia. Fu così che maturò il progetto di tradurre in italiano la Storia di un’Anima di Teresa di Lisieux, seguita presto dalla Ricordi di Madre Germana su Elisabetta della Trinità e da varie biografie, comprese quelle su S. Camillo de Lellis e su S. Gemma Galgani. Diversi di questi testi sono ancora ristampati con numero di edizioni a due cifre.

 

Ad esse seguirono diverse decine di pubblicazioni, di vario taglio e rilievo, affiancate da uno studio non finito sulla storia del suo Carmelo e delle figure più rilevanti di monache che ne avevano segnato la storia.  

 

Non era situazione consueta, per una carmelitana del tempo, tenere una simile mole di contatti, personali ed epistolari, con notevoli personalità del suo tempo, laiche e religiose. Tra gli altri, oltre ai parenti e alle compagne di collegio, è difficile non ricordare almeno le Madri Agnese (Martin) di Lisieux e Madre Maria (Alessandrà di Rudinì) di Paray-le-Monial,  a S. Pio da Pietrelcina o a don Facibeni, fino al B. Alberione:

 

" E chi non conosceva Suor Gesualda, e chi non l’amava! Bastava pronunciare il suo nome per sentirne un coro di benedizioni; sì tutti la conoscevano e tutti l’amavano. Dall’illustre Cardinal Mercier che fu più volte a visitarla, che le scriveva sovente, che sul letto di morte le inviò il proprio Rosario in ricordo di sé, fino al più umile contadino che le portava un cestello di frutta in regalo; dai più celebri e più santi Sacerdoti che si compiacevano della sua conversazione, fino alla più modesta servetta ch’ella tratteneva famigliarmente al parlatorio; dai più ricchi signori di America ai quali scriveva per implorare limosina per il suo monastero in costruzione fino all’Editore più noto al quale affidava la stampa dei suoi scritti. Perché Suor Gesualda trovava anche il tempo di scrivere e scrivere libri. Celava il suo nome il suo nome sotto quello di una «Carmelitana del monastero di S. M. Maddalena de’ Pazzi». Ma chi fosse quella Carmelitana lo sapevano tutti, ed essa ne era offesa, e stava preparando un altro nome che la nascondesse meglio"

Da http://operaomnia.alberione.org/dettaglio.php?recordID=71991&trova1=

 

Formata alla vita spirituale dai padre gesuiti (da Gallarani a Friedl), suor Gesualda manifestò un cammino piuttosto tradizionale, secondo lo stile del tempo, denso di ritiri, analisi minute, propositi generosi e penitenze fisiche anche austere.

Amò profondamente S. Maddalena, anche se, forse, il contesto non fu favorevole per una penetrazione dei suoi temi teologici più profondi.

 

Si sa bene che le donne dipendevano molto da confessori e direttori, nel loro percorso individuale e, probabilmente, la ricchezza della Regola del Carmelo, conosciuta prevalentemente nei suoi tratti ascetici, non poté manifestare in questa donna d’eccezione tutte le sue potenzialità.

 

Gli ultimi anni

 

Uno stato di salute malfermo segnò con un crescendo di fatica e di donazione, il suo impegno nella vita comunitaria, fino alla nefrite del 1924, diagnosticata tardivamente e quindi malcurata, malgrado i vari specialisti interpellati.

 

Appena possibile, nel 1926, venne trasferita nella nuova sede del Carmelo in costruzione a Careggi e dalla sua cella, nei due ultimi anni di vita, il suo sguardo poté spaziare sull’intero orizzonte di Firenze, fino alla cupola di S. Maria del Fiore.

 

In una fase di apparente ripresa, si spense all’improvviso, il 21 ottobre del 1930, e la sua salma, in assenza della clausura, fu venerata nella cappella provvisoria del Carmelo (attuale biblioteca) da un’imprevista folla che aveva saputo della sua scomparsa.

 

Suor Gesualda fu, per molti anni, sepolta nel cimitero di Rifredi, finché, nel 1961, fu traslata con la sorella suor Teresina, nella tomba delle Carmelitane a Trespiano.

 

Di lei, nel Carmelo fiorentino, rimane la testimonianza di fede, la tenuta, non sempre facile, in uno stile di vita e di preghiera gelosamente custodito, che non prevedeva per le donne (a differenza di frati e sacerdoti), né un impegno di formazione sistematica, né un lavoro intellettuale continuativo. A lei rimane il privilegio di aver fatto conoscere alla spiritualità italiana, due figure spirituali del calibro di S. Teresa di Lisieux e della B. Elisabetta della Trinità.

 

Certo ci si chiede, al di là della consapevolezza della sua stessa protagonista, nella sua vita ci sono stati i germi profetici di quel “nuovo” stile di carmelitana contemplativa che S. Maddalena, sin dal ‘600, auspicava?

Cella di Suor Gesualda
Cella di Suor Gesualda
Nuova Antologia delle parole di S. M. Maddalena de' Pazzi
Nuova Antologia delle parole di S. M. Maddalena de' Pazzi


Canti

Per la prima volta edizione critica ed edizione in italiano moderno

del testo di S. Maria

Maddalena de’ Pazzi

 

Quaranta Giorni

 

Prefazione di Mons. A. Bellandi, Vicario Generale dell'Arcidiocesi di Firenze, già Preside della Facoltà Teologica dell'Italia Centrale.

Le parole di 

Papa Francesco

 

Omelie

Le Madri di

S. Maria degli Angeli


Venerable

Rosemary Serio

(English)

9 Maggio Commemorazione

 

       

Video della

Terra Santa